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Usa e getta

Ore 17 circa, in bici nei pressi di Parella. Vedo scendere da una Golf una signora con una borsa di plastica in mano. Non ho visto se fosse bella, ma difficilmente sarebbe passata inosservata: capello biondo fluente, short e maglietta per esaltare un'abbronzatura da manuale. Attraversa la strada, si avvicina al fosso dall'altra parte... e lì lascia cadere il sacco della spazzatura! Io rallento, la fisso, ma non so che altro fare tanto sono esterrefatto dalla scena. Riprendo a pedalare, dopo un centinaio di metri, seduta sul ciglio, una ragazza di colore in attesa. Guardo anche lei, pure lei short e maglietta, ma uno sguardo ben diverso. Abbandonata sul ciglio della strada dall'ipocrisia di chi crede di vivere in un giardino tutto suo, circondato da un mondo da usare a piacimento. Un mondo usa e getta.
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Maturità al Pininfarina

Care ragazze e ragazzi, ci tengo a lasciarvi qualche parola su questi giorni, particolarmente intensi per voi, ma altrettanto carichi di pensieri ed emozioni anche per noi. La parola che più mi è risuonata è “speranza”, perché era quanto ci trasmetteva il vostro modo di affrontare l’esame: ciascuno con la propria storia, carattere, paure, fragilità e punti di forza. Ciascuno a modo suo, ma tutti con dignità, e non spavalderia, con idee e progetti sul futuro, ma aperti alla complessità che esso comporta. Certamente i vostri insegnanti sono stati molto bravi, ma anche fortunati nell’incontrarvi. In quanto biologo, specializzato in biologia molecolare, ma anche in quanto ormai “vecchio“ (concedetemi almeno le virgolette) insegnante, mi avrebbe fatto piacere dialogare con voi a partire dagli spunti che avete offerto, tecnici e umani, ma non ho voluto né prolungare né introdurre variabili impreviste ai vostri colloqui. Mi permetto perciò ora un’unica considerazione complessiva.
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Ecosoffi: istruzioni per l'uso

L'idea di questo sito nasce dall'esperienza quotidiana vissuta fra i banchi di scuola. Esperienza densa di spunti, stimoli, relazioni che corrono veloci da un'ora all'altra, di classe in classe. Fili di un tessuto dall'ordito incerto, che meriterebbe più tempo e cura perchè la trama si sviluppi. E così le pagine web diventano un quaderno su cui appunti, idee, riflessioni ed approfondimenti trovano il tempo e i modi per maturare, insaporirsi come un buon risotto lasciato a mantecare.
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Professore: lei inquina?

La domanda è semplice e diretta: "Professore: lei inquina?" Troppo semplice e troppo diretta per imbastire su due piedi una risposta altrettanto efficace. "Certo che inquino, come tutti. Cerco però di farlo il meno possibile" ... ma non era questo il punto.  "Sai, forse piuttosto che chiederci quanto inquiniamo dovremmo pensare di più a come viviamo. Ogni organismo, per il solo fatto di esistere, modifica continuamente l'ambiente. Il problema è che noi lo stiamo modificando nel modo sbagliato! e dannoso per noi" ... mi stavo avvicinando, ma non avevo ancora deciso che strada imboccare. "Ci sono molti modi per cercare di misurare l'impatto che abbiamo sugli ecosistemi, come ad esempio l'impronta ecologica, di cui stavamo appunto parlando. Il problema è che nessun numero ti darà mai la motivazione a cambiare se tu non sei convinto di volerlo fare" ... e qui, ricordandomi di un brano che spesso cito fra i banchi di scuola, tratto da "Entropia" di Jeremy Rifkin (purtroppo ormai fuori catalogo), ho capito dove volevo arrivare.
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